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Politica internazionale
Cloud 29 Ott 2011 23:20
Hamad bin Khalifa Al Thani
Questo sopra e' il nome del califfo del Quatar, andato al potere con un
colpo di stato nel 95
Un panzone con tanti ordini e onorificenze
http://it.wikipedia.org/wiki/Hamad_bin_Khalifa_Al_Thani
Bene il comandante in capo delle forze armate del Quatar, orgogliosamente
informa di aver mandato migliaia di uomini a combattere in Libia

Come volevasi dimostrare.

Ora si spiegano alla perfezione, tra l'altro, i falsi scoop libici propalati
in tutto il pianeta dalle televisioni Al Arabija e Al Jazeera.

Il Qatar ha messo le mani avanti sul futuro della Libia rivendicando un
ruolo più importante, e magari qualche ottima concessione petrolifera.

Il perché di tali rivendicazioni lo ha reso pubblico il suo capo di stato
maggiore delle forze armate, Hamad bin Ai al Atiya. Il capo militare ha
rivelato con molto orgoglio non solo che il Qatar è stato il Paese che più
di tutti ha appoggiato militarmente i ribelli libici, ma anche che ha
inviato "centinaia di uomini in ogni regione" libica.

Non uomini qualsiasi, ma, ci ha tenuto a chiarire al Atiya, militari che
dovevano pianificare le azioni dei ribelli contro Gheddafi.

Si dà il caso che il Qatar sia proprietà privata dell'emiro Hamad bin
Khalifa Al Thani, che nel '95 ha deposto suo padre con un colpo di Stato e
che è immensamente ricco grazie al petrolio sul quale il suo possedimento
galleggia.

E si dà il caso che a volere Al Jazeera, la cui sede centrale è a Doha, è
stato proprio Al Thani, che alla sua televisione ci tiene talmente da avere
dichiarato tempo fa "ci tengo più che alla mia famiglia".

Pian piano viene quindi a galla che la "rivoluzione" contro Gheddafi più che
una versione libica della "primavera araba" è stata una rivolta preparata
con cura da istruttori militari stranieri.
Della presenza di istruttori francesi e inglesi già si sapeva.
Ora si viene a sapere anche che sul terreno i rivoltosi erano guidati, in
ogni regione della Libia, da personale militare arrivato da un Paese come il
Qatar, tanto ricco quanto assolutamente distante dal concetto di democrazia.

La televisione Al Arabija ha invece sede a Dubai e appartiene a una società
con capitali dell'Arabia Saudita, del Kuwait e del Bahrein.
In quest'ultimo Stato, anch'esso straricco per il petrolio e anch'esso
proprietà privata di uno sceicco, la locale "primavera araba" è stata
soffocata nel sangue anche grazie all'arrivo di truppe saudite.
Se la sete di democrazia dovesse attecchire anche nei vari Stati del Golfo,
che pompano di petrolio l'Occidente in cambio di tanti soldi e tanta
distrazione sui locali regimi niente affatto democratici, gran parte delle
nostre industrie, automobili e impianti di riscaldamento si troverebbero a
zero.

Ecco perché Al Arabija e Al Jazeera, di solito concorrenti, hanno lavorato
di fatto in tandem per lanciare fin dai primi giorni della rivolta balle
colossali utili a spingere l'Occidente a giustificare l'intervento militare
in Libia.
Si è iniziato fin dai primi giorni con il grossolano falso dei "10.000 morti
civili per i bombardamenti di Gheddafi" lanciato da Al Arabija e si è
finito, per ora, con il falso altrettanto grossolano delle "fosse comuni"
con i resti di 1.700 "martiri della rivoluzione vittime delle torture di
Gheddafi" lanciato da Al Jazeera.

Questo tipo di operazioni i militari le chiamano "guerra psicologica".
Guerra che consiste in soldoni nel demonizzare il nemico, diffamandolo e
calunniandolo il più possibile anche inventando panzane colossali come le
"bombe atomiche irachene di Saddam".
Di questo tipo di guerra il comando Nato di Verona ne ha una bella e
importante sede.


Grande vittoria della democrazia

Bel paese il Quatar, non ha quasi acqua, solo petrolio e gas, brullo e
deserto come la Luna.

Il Khalifa probabilmente vuole spostarsi a occidente.



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